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I fatti avvenuti alla scuola Diaz durante lo svolgimento del G8 a Genova sono stati definiti da Amnesty International la “più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”. Andare a vedere il nuovo film di Daniele Vicari “Diaz” è un dovere civile. L’obiettivo della pellicola è quello di far entrare nella memoria nazionale i fatti accaduti in quei terribili giorni, quando, oltre alla tragica morte del giovane Carlo Giuliani, nella scuola Diaz la sera del 21 luglio 2001 tra le ore 22 e le ore 24 fece irruzione il VI Reparto mobile della polizia di Stato. In quell’occasione vennero portati in ospedale 61 feriti, di cui 3 in prognosi riservata e uno in coma. Finora sono stati accusati 125 poliziotti per quello che fu definito dal vicequestore Michelangelo Fournier “un selvaggio pestaggio da macelleria messicana”.
Il regista ha spiegato durante la conferenza stampa di essersi basato esclusivamente sugli atti processuali e ha voluto mostrare attraverso il film ciò che in quei giorni è realmente accaduto. Il film potente e commovente non è infatti una visione conciliante e nemmeno una piacevole, ma in compenso è un’esperienza memorabile, che tramite un flusso di immagini forti vuole cercare di far entrare quei fatti nella memoria nazionale del Paese per evitare che questi vengano dimenticati.
Il film ruota attorno ad alcuni personaggi, che hanno vissuto in prima persona quei giorni terribili. Protagonista è Luca, un giornalista della Gazzetta di Bologna, che appena venuto a sapere della morte di Carlo Giuliani, decide di partire per vedere di persona cosa sta accadendo. Le vicende girano attorno ad Alma, una giovane anarchica tedesca, Marco, un organizzatore del Genoa Social forum, Franci, un’avvocato del Genoa Legal Forum e Max, il vicequestore che comanda il VII nucleo. Tutti i loro destini si incontrano nella notte del 21 luglio 2001.
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