Il 5 aprile è morto a Londra il padre degli amplificatori: Jim Marshall. Aveva 88 anni e era conosciuto con i soprannomi “Signore dell’Alto Volume” o “Governatore” ed è un’icona per tutti i musicisti. Nel 1962 fondò la sua azienda la Marshall Amplification che ha anche diramato la notizia della sua scomparsa sul sito tramite un comunicato ufficiale.
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In gioventù Marshall fu egli stesso un musicista, più precisamente un batterista e sviluppò una tecnica per gli amplificatori che rivoluzionò il modo di fare musica, specie rock. Cresciuto tra le campagne inglesi il piccolo Marshall soffriva di salute piuttosto cagionevole, non riuscì a completare gli studi e fu riformato durante la Seconda Guerra Mondiale. Conseguito un diploma in ingegneria elettrica, si progettò un primo amplificatore portatile per la voce, dato che durante le sue esibizioni non riusciva a raggiungere il pubblico in maniera ottimale. La sua carriera nell’ambito musicale proseguì dietro le pelli e divenne insegnante di batteria; tra i suoi alunni anche il futuro batterista di Jimi Hendrix che rese celebri gli amplificatori Marshall. Nel suo negozio di strumenti musicali conobbe grandi chitarristi: Pete Townshend degli Who, Ritchie Blackmore dei Deep Purple e sulla base delle loro lamentele relative ai limiti dell’amplificazione dell’epoca convertì il suo negozio in una sorta di laboratorio. Un ingegnere lo aiutò nella realizzazione di apparecchiature che potessero soddisfare le necessità dei musicisti di allora.
Il successo fu repentino e anche se il binomio indissolubile nell’immaginario collettivo è quello legato alle chitarre, gli amplificatori Marshall accompagnano tutti gli strumenti musicali. Nel 2003 ha ricevuto l’onorificenza dell’Ordine dell’Impero Britannico per aver contribuito in maniera decisiva allo sviluppo dell’industria musicale e anche per il suo impegno a favore di cause benefiche. Tra tutte quelle per gli ospedali e le istituzioni per l’assistenza, in ricordo delle sofferenze e delle malattie che visse da bambino.


